Kokedama

Si racconta che un povero contadino, non potendosi permettere del vasellame di coccio, decise di avvolgere delle radici di piante con del muschio fissandole con dello spago. Una volta cresciute le metteva su di un piatto in modo che potessero essere ammirate.

Questa metodologia di coltivazione giapponese alternativa al bonsai si dice si sia sviluppata durante il 1600 circa.

Il termine deriva dall’unione di due ideogrammi: “koke” (muschio) e “dama” (perla o sfera). I kokedama sono quindi delle palle di muschio (legate o meno) al cui interno vi sono radici di piante sempreverdi o fiorite. Tuttavia, la varietà di piante e fiori da utilizzare per la realizzazione di un kokedama dipende dal gusto personale e dal luogo in cui si vuole collocare la pianta (all’interno o all’esterno dell’abitazione).

Oltre a posarli su piatti, ciotole e vassoi possono essere anche appesi per creare un giardino verticale adatti alla meditazione o realizzare degli ambienti suggestivi in cui potersi immergere sgombrando la mente da stress e preoccupazioni.

Come per qualsiasi altra pianta, il kokedama ha bisogno di acqua e un certo livello di umidità. Quando la palla di muschio diventa secca si potrà nebulizzare dell’acqua con l’aiuto di uno spruzzino o, in alternativa, appoggiare la palla in un contenitore con dell’acqua all’interno e aspettare che la pianta l’assorba.